Chiesa di San Gaetano (Santi Simeone e Giuda) - Padova 

La chiesa del Convento dei Teatini, capolavoro barocco nascosto nel cuore di Borgo Altinate

 

La Chiesa e i Teatini.

La Chiesa di San Gaetano, che fu dedicata ai Santi Simeone, Giuda e Bartolomeo apostoli, è però nota con il nome del fondatore dell'ordine dei Teatini, San Gaetano Thiene. Opera dell'artista architetto Vincenzo Scamozzi, dalle splendide linee architettoniche esterne e interne e ricca di affreschi e quadri di pregevole fattura. Ad essa era annesso il Convento dei Teatini, nella cui area è stato costruito successivamente il primo Palazzo di Giustizia, distrutto dall'incendio del 1929 e rifatto nel 1930. L'architettura e le scelte tematiche delle sculture e dei dipinti rientrano nei dettami programmatici del Concilio di Trento che i Teatini, sostenitori del nuovo spirito contro riformistico, rispettarono fedelmente.
L'imponente facciata a due ordini è divisa in cinque zone da grandi lesene che sostengono la trabeazione e il piano attico; le statue nelle nicchie risalgono al XVIII secolo.
La pianta ottagonale della chiesa dimostra che la sua funzione originale era quella di cappella del convento teatino, del cui complesso faceva parte.

L'interno.

L'interno, rivestito di marmi policromi settecenteschi, è suggestivo per il gioco dei pilastri che si uniscono oltre la trabeazione al culmine della copertura. All'iniziale apparato decorativo tardo cinquecentesco ne vennero aggiunti dei successivi che alterarono l'originaria semplicità dell'interno, ma lasciarono nella chiesa uno splendido esempio di arte barocca. L'intervento di maggior rilievo artistico è l'Affresco della volta del parigino Guido Luigi Vernansal risalente al 1730. L'affresco rappresenta Il Paradiso in cui le anime elette sono divise in 16 categorie delimitate dalle nervature convergenti nel medaglione centrale. Nella navata, altre opere significative sono la statua della Madonna col Bambino di Andrea Briosco (1470-1532), eredità della Chiesa degli Umiliati, e il Compianto su Cristo (fine del XVI sec.) del pittore veronese Dario Varotari. Sui pilastri delle pareti della chiesa vi sono sedici dipinti su tela con Santi del diciassettesimo secolo, mentre sulle pareti sei diverse tele seicentesche rappresentano S. Prosdocimo (sulla parete occidentale), S. Gaetano e S. Andrea Avellino (sulla parete settentrionale), S. Antonio (orientale), S. Giustina e S. Daniele (meridionale). Nella Cappella di S. Gaetano, vi sono due opere di Pietro Damini: la Trasfigurazione dove, in luogo degli Apostoli, appaiono i santi fondatori dei Teatini e, sulla parete di sinistra, S. Carlo Borromeo salva un bambino che sta per annegare. Sulla parete di fronte, opera di Gian Battista Bissoni (Padova 1576-1634) risalente al 1622, S. Carlo Borromeo davanti al Papa Clemente VII. Nella Cappella della Madonna della Purità, si trovano dipinti di Palma il Giovane e di Alessandro Maganza. Nella Cappella del Santo Sepolcro o del Crocifisso, i rivestimenti policromi e le tele risalgono al Sei-Settecento. Tra le raffigura-zioni, la Flagellazione di Cristo di Vernansal sopra l'altare della cappella di destra. Sull'altare centrale si trova il settecentesco Crocifisso ligneo attribuito allo scultore bassanese Agostino Tannini che rappresenta con grande drammaticità il Cristo morente. Interessante è anche la piccola Crocifissione dell'anonimo pittore veneto (XVI sec.) che fa convivere l'espressione del dolore delle figure rappresentate con un raffinato gusto per le descrizioni paesaggistiche. Nel Coro vi sono quattro ritratti di padri teatini, di scuola veneta del sec. XVII, ed altri si trovano nella Sagrestia. Sempre nella Sagrestia, sulla parete orientale, si trovano Martirio di S. Simone e Martirio di S. Giuda Taddeo, entrambi di Pietro Damini. Le tele rappresentano la cruenta uccisione dei due santi: San Simone viene segato in due, mentre San Giuda Taddeo è ucciso a colpi di alabarda. Spiccano, sulle pareti bianche della Sagrestia, il prezioso rilievo marmoreo, raffigurante la Pietà, di Bartolomeo Bellano (1435 -1497) e la pala lignea d'altare, rappresentante l'Orazione nell'orto, opera di Michele Fabris detto Ongaro (XVII sec).