I Teatini durante l’invasione napoleonica

 

Queste pagine contribuiscono non poco a illustrare e chiarire uno dei periodi più complessi e travagliati della storia dell’Ordine teatino: quello che dalla rivoluzione francese va, attraverso le guerre napoleoniche, alla Restaurazione (1789-1821).

Sono note le condizioni generali della Chiesa in quei tempi. I disordini che afflissero la Francia ebbero rapide, ma profonde, ripercussioni in tutti o quasi gli stati d’Europa. L’infiltrazione delle idee rivoluzionarie, anche nel campo ecclesiastico, fu aggravata dall’occupazione degli Stati pontifici da parte delle truppe napoleoniche. Le violenze, i soprusi, le vessazioni non risparmiarono i membri più rappresentativi della gerarchia ecclesiastica. Due Papi conobbero le amarezze di un calvario senza facili confronti nella storia. Con la Chiesa ebbero sorte comune gli Ordini e le Congregazioni religiose.
La dura prova toccata all’Ordine teatino, che ebbe profonde e mortali conseguenze (soppressione di case, divisioni e secessioni interne imposte in buona parte dalle autorità civili, ecc.), trova un eco fedele nella “Prolusio historica”, che il P. Giuseppe Maria Castellamonte, segretario della storica adunanza, ha premesso agli Atti del Capitolo generale dell’Ordine tenutosi a Roma, nella casa di S. Andrea della Valle, nel mese di maggio del 1821.
Ma prima diamo uno sguardo, sia pure per via di cenni, ai Capitoli generali che lo precedettero.


I Capitoli dal 1786 al 1795

I primi sintomi della bufera che stava per insanguinare lo Stato e la Chiesa di Francia si risentono già nel capitolo del 1786, tenutosi a Roma nella casa di S. Silvestro al Quirinale. Molte case dell’Ordine, infatti, non poterono, per le difficili comunicazioni per altre cause, vedersi rappresentate in quella adunanza.
Ciò nonostante ben 55 case sono in lista per l’elezione dei Prepositi, sebbene resterà poi in bianco, per parecchi di esse, lo spazio destinato al nome dell’eletto.
Dopo tre anni segue il capitolo del 1792. Il numero dei Padri capitolari è assai inferiore a quello del precedente.

In mezzo a tante avversità, che dall’esterno come dall’interno travagliano la Famiglia teatina, è indubbiamente degno di ammirazione il nobile contegno dei Padri capitolari, che lottarono contra spem. In spem si mostrano soprattutto solleciti all’osservanza regolare.

Il Capitolo del 1821

La situazione politica e religiosa dell’Europa, sotto il dispotico arbitrio di Napoleone, entrò nella sua fase più critica. Basta ricordare alcune date: armistizio di Bologna nel 1796; pace di Tolentino, 1797; proclamazione della repubblica romana e prigionia di Pio VI, 1798; esilio e morte del Pontefice a Valence nel 1799. Nuova occupazione di Roma nel 1808: Pio VII è catturato e trascinato in Francia. Questi e altri tristi eventi, che caratterizzano quegli anni di dispotismo e di confusione, sono brevemente passati in rassegna dalla nostra “Prolusio historica”, la quale, però, si limita quasi alla narrazione di quelli che spettano direttamente all’Ordine teatino.
Il quale, dallo stesso 1795 al 1821, non potè celebrare alcun Capitolo generale. Venticinque anni gravi di eventi e di fatali conseguenze.

Tuttavia, in mezzo a così avverse circostanze, quei Padri, nella loro prima adunanza del secolo XIX, riprendevano, con un coraggio pari al loro spirito di sacrificio, a rialzare e a riorganizzare la vita dell’Ordine di S.Gaetano, come ce ne dà la veridica testimonianza il presente documento. Esso, scritto con chiari ed eleganti caratteri, si trova manoscritto nel volume VI degli Acta Capitulorum generalium ab anno 1789 usque ad 1839, che si conserva nell’archivio generale dei Chierici regolari a Roma.
Grazie a questa preziosa narrazione del P. Giuseppe M. Castellamonte, oggi possiamo precisare alcuni dati assai importanti per la storia dell’Ordine; senza queste pagine, quei turbolenti cinque lustri sarebbero rimasti assai oscuri e confusi. Il sollecito attuario capitolare ci dà, fra altri dati, la costituzione del regime dell’Ordine, la serie completa dei prepositi generali in quel periodo, la data e le circostanze del trasferimento della Curia generalizia dalla casa di S. Silvestro al Quirinale a quella di S. Andrea della Valle; come ci permette di intuire la fine toccata alla grande biblioteca teatina di S. Silvestro e di considerare le vessazioni e i travagli sopportati dai Superiori maggiori dell’Ordine durante il dominio napoleonico nella città dei Papi.
Lo storico documento, redatto in elegante e conciso latino, si chiude con un accorato grido di rissurrezione, con la fondata speranza che il buon Dio non abbandonerà i figli di colui che in tutte le sue imprese tanto confidò nella Divina Provvidenza. Speranza a cui i tempi dovevano dare ragione.
La “Prolusio historica”, affiancata dagli squarci degli Atti capitolari che abbiamo premessi, ci permette di asserire che il colpo di grazia dato all’Ordine dei Chierici Regolari, più che da cause interne – le quali d’altronde non dovevano mancare –, fu dato dagli eventi esterni: quelli cioè, che fanno capo all’occupazione napoleonica, con tutte le conseguenze che l’accompagnarono e che misero a così dura prova la Chiesa Romana non meno che le congregazioni religiose.
La profonda ferita inflitta allora all’Ordine teatino sanguinò a lungo durante l’Ottocento, nel cui corso esso dovette, solidale con gli altri istituti religiosi, seguire l’incessante rivaleggiare delle legislazioni, che nei vari Stati italiani (quelli pontifici a parte) dovevano culminare, dopo la costituzione del Regno d’Italia, con le settarie misure del 1870.
Ma all’albeggiare di tempi migliori la provvidenza, per mezzo dell’illuminata e paterna protezione del Beato Pio X, riconduceva la Famiglia teatina, restaurata secondo lo spirito del Fondatore, sulla via della sua antica floridezza.

D. Bartolomeo Mas C. R.