Chiesa Sant'Antonio - Sorrento

 

La costruzione si fa risalire al secolo IX La tradizione vuole che la chiesa fosse edificata sul luogo della sepoltura del santo.


La penisola sorrentina volle erigere la basilica dedicata al santo patrono proprio sul limite dell’antica struttura difensiva delle mura, al confluire delle principali arterie di collegamento. Per la sua edificazione furono utilizzati alcuni elementi portanti recuperati dai preesistenti templi pagani di origine greco-romana, come le due colonne che compongono il portale d’ingresso utilizzate a sostegno del grosso architrave in marmo, anch’esso dello stesso periodo.

Nel corso del ‘600 e ‘700 furono realizzati vari interventi di ampliamento, decorazione e restauro che diedero alla chiesa l’attuale aspetto barocco.


Nel 1668 i Padri Teatini riedificarono la facciata con portico e campanile. Nel ‘700 furono aggiunti addobbi e stucchi.


L’impianto è basato su una pianta a croce latina con una navata centrale e due laterali. Le navate sono scandite da sei colonne in marmo per lato, appartenute ad un antico tempio pagano. Il soffitto settecentesco della navata centrale è dipinto a cassettoni su tela, decorato a rilievo con rosoni dorati; la sua composizione geometrica è scandita da tre tele con cornici dorate di cui la più grande, quella centrale, è opera del maestro Gian Battista Lama, eseguita nel 1734 e rappresenta Sant’Antonino che libera dallo spirito maligno la figlia di Sicario principe di Benevento. Dello stesso autore sono i due tondi ai lati, anch’essi con cornice dorata, raffiguranti i santi Gaetano Thiene e Andrea Avellino.


La particolarità dell’intera struttura è la cripta sotterranea, dove lo spazio fluisce in un sistema di otto colonne in marmo, provenienti da una struttura greco-romana, a sostegno del sistema voltato con decorazioni in stucco del Settecento, al centro l’altare in marmo che custodisce le spoglie del Santo.

Ai lati del transetto sono da segnalare due tele di grandi dimensioni eseguite da Giacomo del Po’ nel 1685, raffiguranti una Sorrento liberata dalla peste nel 1656 e l’altra l’assedio di Sorrento del 1648 ad opera del genovese Giovanni Grillo, inviato dal Duca di Guisa.


Dietro l’altare di marmi policromi si scorge il magnifico coro ligneo seicentesco. Nell’abside, sempre di Giacomo del Po’, altre due tele del 1685 che raffigurano la Sacra Famiglia e la Madonna che porge il Bambino a San Gaetano.

Lungo le pareti delle due navate laterali risaltano i quattro altari in marmo.